Ilaria Beretta

Ilaria Beretta

Giornalista

Ilaria Beretta nasce bionda-occhi-azzurri in una famiglia di mori, con l’animo chiaro e la pelle svedese, in anni in cui l’Europa (e quindi anche la Svezia) sembravano un altro mondo. Il suo primo Natale lo passa in ospedale, dichiarando con dei versi un’opinione già anticonformista. Chiacchiera presto, smentendo fin da subito il carattere transalpino che qualche parente aveva avuto la fretta di prognosticarle. S’innamora delle parole d’estate sciroppandosi lunghe letture in cortile e abbondante concentrato di menta. Da allora non smette di studiare le lettere, arrivando a prenderci persino una laurea (cui ne aggiunge un’altra in comunicazione, per chi voleva il bis). È diventata giornalista professionista praticando il mestiere per dieci anni da freelance; oggi lavora per l’inserto per bambini “Popotus” del quotidiano Avvenire su cui pure mette la firma. Dal 2020 ogni settimana, al sabato, si schiarisce la voce e registra il podcast per bambini «Le notizie della illy» oppure entra nelle scuole primarie e per qualche ora trasforma le classi quinte in frenetiche redazioni. Per sei anni ha collaborato con le riviste giovanili «Dimensioni Nuove» e «Mondo Erre» per cui ha curato anche una rubrica. Si è occupata a lungo della comunicazione per una congregazione religiosa; ha scritto per «Mondo e Missione» e «Credere». Nel 2017 ha vinto il Premio De Carli per l’informazione religiosa, nel 2020 una menzione speciale del Premio Benedetta D’Intino per la comunicazione della disabilità, nel 2021 il Premio Alessandra Bisceglia per il sociale e nel 2023 si è classificata seconda nel Premio Tonino Bello per il giornalismo di prossimità. Nel 2024 ha inciso un reportage audio a puntate tra Burundi e Italia dal titolo «Caffè nero bollente». Nel frattempo ha scritto due libri: «Quello che le donne non dicono alla Chiesa» (Àncora, 2019) e «La casa di cartone. E altre storie di giovani contro la crisi climatica» (2022).